leggende dei nani

Dawryn, il re fabbro:

Theka-Fil la prima città:

Narra un’antichissima leggenda, parrebbe più antica ancora dei Dealatiti stessi che nelle profondità delle montagne di tutta Arkhesya fossero sempre abitati i nani. La loro origine si perde nella notte dei tempi, la tenacia senza eguali ha fatto superare a questo popolo le più gravi disgrazie facendoli arrivare fino ai nostri giorni. I nani primigeni abitavano le profondità del Glehaw, ma pare abitassero le profondità di tutte le catene montuose di Arkhesya. Un unico stralcio di un poema ci rimane ed è una leggenda che tra gli studiosi non sempre viene accettata, da alcuni viene ritenuta un falso.
La leggenda narra della fuga di un nano, capo dei fabbri dotto esperto nell’arte della forgiatura, dalle profondità di un monte (forse Orrigma il grande vulcano) fino al Glehaw tutto sottoterra per caverne e cunicoli naturali o scavati dall’etnia stessa. In questo modo attraversando in pratica l’intera Arkhesya sottoterra.
Giunti nel Glehaw alla scoperta dell’immenso lago sotterraneo Habal si insediarono e costruirono la prima città Theka-Fil, da cui in epoca molto più tarda nacque Theka-Thoun. La traduzione dal testo originale è stata estremamente difficoltosa. Il linguaggio arcaico dei nani è praticamente incomprensibile a chiunque, alcuni maestri dravidi riescono attraverso alcune pratiche magiche a cogliere il significato più vicino. In questo modo è stata eseguita la traduzione della leggenda. In questa leggenda Dawrin avverte il suo popolo che se non se ne va in fretta da quel luogo ormai inospitale, le pendici sotterranee di Orrigma, sarà la fine per tutti loro.

Ogni cosa è fuoco nelle viscere di questo grande monte
Non vi è motivo che ci trattenga in questo luogo inospitale
non vi è più alcuna via per la superficie, tutto è ormai lava incandescente.
Le nostre dimore stanno diventando inabitabili.
Questo monte pensavamo morto, ma la vita in esso sta sorgendo potente
e saremo noi a morire se non ce ne andremo.
Perché quella vita è fuoco.
Abbi pietà di noi grande monte e tu,
divino Thu del popolo profondo, convinci i miei compagni
a seguirmi, a fuggire da morte certa.

Le pareti delle caverne hanno ceduto, il magma dilaga
siamo in fuga, una fuga verso l’ignoto
moltissimi morti in modi inenarrabili.
Incendiati, soffocati, dispersi negli infiniti cunicoli senza direzione.
Siamo in fuga, ci dirigiamo a ovest, lontano dal mostro infuocato
che ha distrutto le nostre case.
Alcuni bui cunicoli sono la nostra unica speranza…

Dimoriamo in caverne tetre, piene di belve di ogni genere
dividiamo il nostro giaciglio con entità demoniache ed esseri immondi.
Molti di noi, i più deboli, non ce la fanno a sopravvivere
non possiamo lasciare proprio adesso, dobbiamo trovare
un nuovo luogo dove rifugiarci per un nuovo inizio.
Incontriamo caverne nuove, cunicoli mai visti, ci orientiamo
a istinto e dove non passiamo… scaviamo.

Un varco sotto le colline dell’ovest è stato aperto,
ma alla fine siamo stati costretti a uscire in superficie.
Ci siamo diretti alla grande foresta dove abbiamo affrontato
le entità che la difendono. Potenti demoni
che rubano l’anima o animali feroci che lacerano le carni.
Molti di noi sono caduti, ma in una notte senza stelle
abbiamo trovato un varco e siamo tornati nelle viscere della terra
nuovamente, alla ricerca di un luogo dove ritrovare pace.
Molti di noi periscono ogni giorno, ma i miei più fidati compagni
spronano chiunque sia senza fiducia,
coloro che si sentonon in balia dei ciechi eventi della vita.

Sembra una profezia che si avveri
nelle profondità della grande catena dei Monti Barriera*
abbiamo vagato per giorni e giorni
mai abbiamo trovato un luogo che sia adatto
ma ora siamo arrivati
il lago interno è un luogo perfetto per noi
il lago è immenso e abitato da creature terribili
ma non ci scoraggeremo e
sapremo trovare il giusto modo.
Il lago sarà nominato Habal – lago d’argento oscuro
La città avrà nome Theka-Fil, città del popolo Profondo.

La città è infine costruita
parte del lago protetta
vi è un’apertura che conduce a noi la luce
poche ore, ma sufficienti
questa sarà la nostra patria e la patria dei nostri figli.
Questa è la mia parola
parola di Dawryn, figlio di Dwarn, il re Fabbro

La leggenda non finisce qui, infatti un frammento, uno tra i più oscuri lasciati da Dawrin il fabbro, narra di come un minuscolo gruppo di nani abbia continuato il suo cammino infine lasciando la città sotterranea e andando ancora a Ovest, nelle terre sconosciute al di là dei Monti Barriera. Si dice che uno sparuto gruppo di nani, anni e anni dopo, sia tornato raccontando di terre misteriose, etnie sconosciute, sanguinarie, magiche, potenti e strane che abitavano al di là della grande catena. Questo piccolo frammento è una delle pochissime testimonianze delle terre oltre i Glehaw.

…Nowlin e pochi altri proseguono verso l’ignoto.
Sono certi che al di là delle grandi caverne ci sia un passaggio
la meta non è certa, ma il desiderio è tanto, forte, impellente
vogliono scoprire cosa c’è al di là dei Monti Barriera.

Alcuni demoni della foresta narrano di un mondo
oltre la grande Catena, dove vivono etnie sconosciute
creature dotate di poteri inenarrabili
elfi, streghe, gnomi e giganti
draghi e mostri del mondo antico
ormai retaggio di un tempo di leggenda.
Non incontrerò mai più nella mia vita Nowlin…

*Monti Barriera. Antico nome che i nani davano alla catena del Glehaw, tuttora qualcuno dell’etnia Thoun li chiama in questo modo. È evidente il motivo.

Novir

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