Area occupata da questo popolo: Tra la Foresta del Quer e i monti Radust

Popolo molto schivo. Vive in piccole comunità dislocate nelle radure dell’immensa foresta del Quer. Possiede facoltà magiche, specie nelle famiglie di nobile stirpe, dove risiedono ancora le antiche arti divinatorie e di difesa contro i nemici. Sono comandati da un Re che lascia completamente libere le contee di autoregolamentarsi egli ha il completo comando dell’esercito e delle leggi principali di vita del popolo. Tali regole vigono praticamente da sempre. Possono muoversi in ogni momento, ma prediligono la notte poiché hanno grandi capacità di visione notturna.

Origine: Come narra la storia della nascita dei delfydi essi giungono per linea diretta dalle nobili famiglie dealantite, per linea diretta dal popolo degli dei. Delof Nib Ynabi fu il capostipite di questa razza che fuggi dalla disgregazione del popolo Dealantita. Il nobile Delof condusse la sua gente esule nella foresta del Quer dove si stabilirono nel profondo della boscaglia. La contrazione del nome Delof Nib Ynabi diede origine al nome popolo Defyde che ne consacrò la memoria alla stregua di una divinità. Si dice che si siano rifugiati nella foresta del Quer per nascondere al mondo la loro incapacità di essere guida del loro popolo, faro per proseguire la storia che fu dei grandi dealantiti. Fondarono una serie di piccoli villaggi abitati da pochi di loro proprio per rimanere separati gli uni dagli altri.

Moneta: SABLO. Il Sablo è una moneta tipicamente delfyde anche se valida in tutte le terre di Arkhesya. È ricavata dalla lega di alcuni metalli nobili ricavati in una sola miniera nascosta nel Quer. Solo la famiglia reale ne conosce l’ubicazione e i pochi fidatissimi incaricati che ne estraggono i metalli necessari alla realizzazione dei Sabli. Il Sablo ha un color argenteo ed è di grande valore. Naturalmente esistono le monete di valore frazionato rispetto al Sablo.

Lingua: La lingua delfyde è il delfyde. Forse la lingua più antica di Arkhesya e con derivazioni dirette dal dealatita. I delfydi mantennero quanto a lungo poterono la loro identità nobile per questo la loro lingua rispecchia in parte quella del mitico popolo degli dei. Il popolo utilizza la lingua più comune con suoni dolci e prolungati nella pronuncia. Ha una musicalità innata e per questo risulta adatta per le pratiche magiche inerenti la natura. La stessa lingua opportunamente modificata viene utilizzata anche dai maghi di Archemur per le arti magiche e di guarigione. Particolari sono i nomi delfydi che spesso sono composti di quattro parole di cui le due centrali sono lunghe due o tre lettere massimo.

Governo: Monarchia nobiliare casata dei He Ildehyn. Il re si narra essere diretto discendente della famiglia più nobile della corte dealantita. Egli riveste il grado di sovrano per diritto di nascita per tutta la durata della vita che è spesso molto lunga perché il sangue reale è anche ricco di capacità magiche. Il primogenito maschio o femmina indifferentemente possono diventare re o regina del popolo delfyde. Esiste un consiglio composto dai governatori dei villaggi sparsi nella foresta che viene convocato in caso di gravi decisioni. Per il resto il popolo delfyde è molto libero e nutre un grande rispetto per il re e per la sua parola. I Cavalieri Helar sono un gruppo scelto e occulto che protegge il re in caso di gravi problemi anche se bisogna tenere presente che all’interno della foresta le magie contro il re non funziona.

Esercito: L’esercito è composto essenzialmente da fanteria proprio per la conformazione geomorfologica del territorio delfyde. Grandissimi arcieri sia con arco lungo, corto che balestra. Nel combattimento corpo a corpo eccellono con tecniche molto eleganti e veloci. Lanciatori di coltelli e pugnali di infallibile precisione sanno dare la vita per compagni e alleati senza remore. Esiste anche un reparto di cavalleria leggera, ma poco efficace e poco utilizzato eccetto naturalmente che per gli arcieri a cavallo, molto ricercati per la loro abilità. Sanno utilizzare anche alcune magie che risultano estremamente utili nei confronti di eserciti sprovvisti di arti magiche, ma risultano poco incisivi se a confronto con maghi e stregoni.

Fisiologia: gli individui di questa razza sono solitamente molto alti e longilinei, carnagione molto chiara, quasi pallida. I lineamenti del viso sono dolci ma con questo contrasta lo sguardo solitamente austero. Posseggono una vista acutissima che in alcuni individui addirittura migliora di notte questo li rende i più temibili arcieri di Arkhesya. Tutti i loro sensi, comunque, sono spiccatamente più sensibili delle altre razze. Retaggio antico hanno conservato poteri magici legati alla natura che permettono loro di essere molto temibili in battaglia, ma anche guaritori di buona qualità. Il loro senso dell’orientamento all’interno delle foreste è leggendario e soprattutto i maschi della specie sono spesso utilizzati per attraversare le grandi foreste di Arkhesya. Le femmine di questa razza sono dolci, dai modi eterei, portano capelli lunghi e lisci, solitamente molto chiari o con riflessi rossastri. Possono diventare guerriere temibili se debitamente addestrate.

Religione: la religione dei delfydi è strettamente legata all’astro solare ed alla costellazione di Arhel, la stessa che da nome anche alla divinità massima del mondo delfyde. Secondo i delfydi l’astro solare, la massima luce su Arkhesya, deriva la sua energia e la sua potenza direttamente dalla costellazione di Arhel. È Arhel che mantiene vivo e di conseguenza dona la vita al sole e quindi anche ad Arkhesya stessa. I delfydi quindi consacrano tutta la loro vita religiosa alla devozione massima per questa costellazione da cui i vecchi saggi dicono sia giunto un giorno il capostipite Dealantita. Non vi è un culto vero e proprio comprensivo di regole o ritualità. Le devozione viene vissuta spontaneamente ed ogni delfyde vive a modo suo la religione. La casta sacerdotale è praticamente inesistente ed in ogni caso, i pochi esistenti sono depositari di conoscenza che non divulgano e che mettono a disposizione esclusivamente della famiglia reale.

I morti delfydi, di qualsiasi ceto essi siano, vengono depositati in una piccola canoa di legno di frassino e lasciati andare in uno dei torrenti che passa attraverso la foresta del Quer. Questo accade perché praticamente tutti i corsi d’acqua della terra delfyde provedono per lunghi tratti in superficie per poi scomparire nelle viscere della terra per non riemergere mai più. Questo da modo di pensare ai delfydi che il corpo dei loro cari raggiunge una sorta di mondo degli inferi dove riposare, mentre il soffio vitale degli stessi si stacca immediatamente dopo la morte per raggiungere il grande serbatoio della costellazione Arhel. Il rito è uguale nella sostanza per ogni ceto sociale anche se la famiglia Reale e le famiglie di diretta discendenza nobiliare adottano un certo sfarzo nella cerimonia.

Costumi: vivono in stato quasi nomade, nel senso che le loro contee sono semoventi e così le loro dimore. Sono totalmente compenetrati e in armonia con la foresta che abitano e pur costruendo non lasciano mai devastazione o distruzione nelle aree che occupano. Quando, dopo un certo periodo lasciano il posto usato, lasciano che la natura se ne rimpadronisca completamente. Sono quasi esclusivamente vegetariani e ghiotti di frutta, ghiotti di ogni tipo di prodotto della terra coltivano ben poco essendo la foresta ricca di tutto quello che a loro serve. Una particolarità è il loro famosissimo elisir: Eloyer-Gha prodotto con grande perizia e con erbe colte in particolari momenti dell’anno, in un preciso momento di Luna o di Sole. Lavorate dai più saggi erboristi e alchimisti e dopo innumerevoli processi di macerazione, fermentazione danno luogo a un potente amaro-elisir dalle qualità portentose. Utilizzato in varie modalità soprattutto di guarigione può però essere diluito in acqua (visto l’altissimo grado alcolico) e utilizzato nelle feste a scopo puramente ludico.

 

 

Delfydi

Tra la Foresta del Quer e i monti Radust

Popolo molto schivo. Vive in piccole comunità dislocate nelle radure dell’immensa foresta del Quer. Possiede facoltà magiche, specie nelle famiglie di nobile stirpe, dove risiedono ancora le antiche arti divinatorie e di difesa contro i nemici. Sono comandati da un Re che lascia completamente libere le contee di autoregolamentarsi egli ha il completo comando dell’esercito e delle leggi principali di vita del popolo. Tali regole vigono praticamente da sempre. Possono muoversi in ogni momento, ma prediligono la notte poiché hanno grandi capacità di visione notturna.

Origine: Come narra la storia della nascita dei delfydi essi giungono per linea diretta dalle nobili famiglie dealantite, per linea diretta dal popolo degli dei. Delof Nib Ynabi fu il capostipite di questa razza che fuggi dalla disgregazione del popolo Dealantita. Il nobile Delof condusse la sua gente esule nella foresta del Quer dove si stabilirono nel profondo della boscaglia. La contrazione del nome Delof Nib Ynabi diede origine al nome popolo Defyde che ne consacrò la memoria alla stregua di una divinità. Si dice che si siano rifugiati nella foresta del Quer per nascondere al mondo la loro incapacità di essere guida del loro popolo, faro per proseguire la storia che fu dei grandi dealantiti. Fondarono una serie di piccoli villaggi abitati da pochi di loro proprio per rimanere separati gli uni dagli altri.

Moneta: SABLO. Il Sablo è una moneta tipicamente delfyde anche se valida in tutte le terre di Arkhesya. È ricavata dalla lega di alcuni metalli nobili ricavati in una sola miniera nascosta nel Quer. Solo la famiglia reale ne conosce l’ubicazione e i pochi fidatissimi incaricati che ne estraggono i metalli necessari alla realizzazione dei Sabli. Il Sablo ha un color argenteo ed è di grande valore. Naturalmente esistono le monete di valore frazionato rispetto al Sablo.

Lingua: La lingua delfyde è il delfyde. Forse la lingua più antica di Arkhesya e con derivazioni dirette dal dealatita. I delfydi mantennero quanto a lungo poterono la loro identità nobile per questo la loro lingua rispecchia in parte quella del mitico popolo degli dei. Il popolo utilizza la lingua più comune con suoni dolci e prolungati nella pronuncia. Ha una musicalità innata e per questo risulta adatta per le pratiche magiche inerenti la natura. La stessa lingua opportunamente modificata viene utilizzata anche dai maghi di Archemur per le arti magiche e di guarigione. Particolari sono i nomi delfydi che spesso sono composti di quattro parole di cui le due centrali sono lunghe due o tre lettere massimo.

Governo: Monarchia nobiliare casata dei He Ildehyn. Il re si narra essere diretto discendente della famiglia più nobile della corte dealantita. Egli riveste il grado di sovrano per diritto di nascita per tutta la durata della vita che è spesso molto lunga perché il sangue reale è anche ricco di capacità magiche. Il primogenito maschio o femmina indifferentemente possono diventare re o regina del popolo delfyde. Esiste un consiglio composto dai governatori dei villaggi sparsi nella foresta che viene convocato in caso di gravi decisioni. Per il resto il popolo delfyde è molto libero e nutre un grande rispetto per il re e per la sua parola. I Cavalieri Helar sono un gruppo scelto e occulto che protegge il re in caso di gravi problemi anche se bisogna tenere presente che all’interno della foresta le magie contro il re non funziona.

Esercito: L’esercito è composto essenzialmente da fanteria proprio per la conformazione geomorfologica del territorio delfyde. Grandissimi arcieri sia con arco lungo, corto che balestra. Nel combattimento corpo a corpo eccellono con tecniche molto eleganti e veloci. Lanciatori di coltelli e pugnali di infallibile precisione sanno dare la vita per compagni e alleati senza remore. Esiste anche un reparto di cavalleria leggera, ma poco efficace e poco utilizzato eccetto naturalmente che per gli arcieri a cavallo, molto ricercati per la loro abilità. Sanno utilizzare anche alcune magie che risultano estremamente utili nei confronti di eserciti sprovvisti di arti magiche, ma risultano poco incisivi se a confronto con maghi e stregoni.

Fisiologia: gli individui di questa razza sono solitamente molto alti e longilinei, carnagione molto chiara, quasi pallida. I lineamenti del viso sono dolci ma con questo contrasta lo sguardo solitamente austero. Posseggono una vista acutissima che in alcuni individui addirittura migliora di notte questo li rende i più temibili arcieri di Arkhesya. Tutti i loro sensi, comunque, sono spiccatamente più sensibili delle altre razze. Retaggio antico hanno conservato poteri magici legati alla natura che permettono loro di essere molto temibili in battaglia, ma anche guaritori di buona qualità. Il loro senso dell’orientamento all’interno delle foreste è leggendario e soprattutto i maschi della specie sono spesso utilizzati per attraversare le grandi foreste di Arkhesya. Le femmine di questa razza sono dolci, dai modi eterei, portano capelli lunghi e lisci, solitamente molto chiari o con riflessi rossastri. Possono diventare guerriere temibili se debitamente addestrate.

Religione: la religione dei delfydi è strettamente legata all’astro solare ed alla costellazione di Arhel, la stessa che da nome anche alla divinità massima del mondo delfyde. Secondo i delfydi l’astro solare, la massima luce su Arkhesya, deriva la sua energia e la sua potenza direttamente dalla costellazione di Arhel. È Arhel che mantiene vivo e di conseguenza dona la vita al sole e quindi anche ad Arkhesya stessa. I delfydi quindi consacrano tutta la loro vita religiosa alla devozione massima per questa costellazione da cui i vecchi saggi dicono sia giunto un giorno il capostipite Dealantita. Non vi è un culto vero e proprio comprensivo di regole o ritualità. Le devozione viene vissuta spontaneamente ed ogni delfyde vive a modo suo la religione. La casta sacerdotale è praticamente inesistente ed in ogni caso, i pochi esistenti sono depositari di conoscenza che non divulgano e che mettono a disposizione esclusivamente della famiglia reale.

I morti delfydi, di qualsiasi ceto essi siano, vengono depositati in una piccola canoa di legno di frassino e lasciati andare in uno dei torrenti che passa attraverso la foresta del Quer. Questo accade perché praticamente tutti i corsi d’acqua della terra delfyde provedono per lunghi tratti in superficie per poi scomparire nelle viscere della terra per non riemergere mai più. Questo da modo di pensare ai delfydi che il corpo dei loro cari raggiunge una sorta di mondo degli inferi dove riposare, mentre il soffio vitale degli stessi si stacca immediatamente dopo la morte per raggiungere il grande serbatoio della costellazione Arhel. Il rito è uguale nella sostanza per ogni ceto sociale anche se la famiglia Reale e le famiglie di diretta discendenza nobiliare adottano un certo sfarzo nella cerimonia.

Costumi: vivono in stato quasi nomade, nel senso che le loro contee sono semoventi e così le loro dimore. Sono totalmente compenetrati e in armonia con la foresta che abitano e pur costruendo non lasciano mai devastazione o distruzione nelle aree che occupano. Quando, dopo un certo periodo lasciano il posto usato, lasciano che la natura se ne rimpadronisca completamente. Sono quasi esclusivamente vegetariani e ghiotti di frutta, ghiotti di ogni tipo di prodotto della terra coltivano ben poco essendo la foresta ricca di tutto quello che a loro serve. Una particolarità è il loro famosissimo elisir: Eloyer-Gha prodotto con grande perizia e con erbe colte in particolari momenti dell’anno, in un preciso momento di Luna o di Sole. Lavorate dai più saggi erboristi e alchimisti e dopo innumerevoli processi di macerazione, fermentazione danno luogo a un potente amaro-elisir dalle qualità portentose. Utilizzato in varie modalità soprattutto di guarigione può però essere diluito in acqua (visto l’altissimo grado alcolico) e utilizzato nelle feste a scopo puramente ludico.